Paradiso – Canto III

Paradiso – Canto III / Terzo Canto / Canto 3°

Temi e canti: 1-33 Prima apparizione di beati • 34-57 Piccarda Donati • 58-90 I gradi della beatitudine • 91-108 L’inadempienza dei voti • 109-130 Costanza d’Altavilla

Paradiso

CANTO III

Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto,

di bella verità m’avea scoverto,

provando e riprovando, il dolce aspetto;   [3]

e io, per confessar corretto e certo

me stesso, tanto quanto si convenne

leva’ il capo a proferer più erto;   [6]

ma visione apparve che ritenne

a sé me tanto stretto, per vedersi,

che di mia confession non mi sovvenne.   [9]

Quali per vetri trasparenti e tersi,

o ver per acque nitide e tranquille,

non sì profonde che i fondi sien persi,   [12]

tornan d’i nostri visi le postille

debili sì, che perla in bianca fronte

non vien men forte a le nostre pupille;   [15]

tali vid’io più facce a parlar pronte;

per ch’io dentro a l’error contrario corsi

a quel ch’accese amor tra l’omo e ‘l fonte.   [18]

Sùbito sì com’io di lor m’accorsi,

quelle stimando specchiati sembianti,

per veder di cui fosser, li occhi torsi;   [21]

e nulla vidi, e ritorsili avanti

dritti nel lume de la dolce guida,

che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.   [24]

«Non ti maravigliar perch’io sorrida»,

mi disse, «appresso il tuo pueril coto,

poi sopra ‘l vero ancor lo piè non fida,   [27]

ma te rivolve, come suole, a vòto:

vere sustanze son ciò che tu vedi,

qui rilegate per manco di voto.   [30]

Però parla con esse e odi e credi;

ché la verace luce che li appaga

da sé non lascia lor torcer li piedi».   [33]

E io a l’ombra che parea più vaga

di ragionar, drizza’mi, e cominciai,

quasi com’uom cui troppa voglia smaga:   [36]

«O ben creato spirito, che a’ rai

di vita etterna la dolcezza senti

che, non gustata, non s’intende mai,   [39]

grazioso mi fia se mi contenti

del nome tuo e de la vostra sorte».

Ond’ella, pronta e con occhi ridenti:   [42]

«La nostra carità non serra porte

a giusta voglia, se non come quella

che vuol simile a sé tutta sua corte.   [45]

I’ fui nel mondo vergine sorella;

e se la mente tua ben sé riguarda,

non mi ti celerà l’esser più bella,   [48]

ma riconoscerai ch’i’ son Piccarda,

che, posta qui con questi altri beati,

beata sono in la spera più tarda.   [51]

Li nostri affetti, che solo infiammati

son nel piacer de lo Spirito Santo,

letizian del suo ordine formati.   [54]

E questa sorte che par giù cotanto,

però n’è data, perché fuor negletti

li nostri voti, e vòti in alcun canto».   [57]

Ond’io a lei: «Ne’ mirabili aspetti

vostri risplende non so che divino

che vi trasmuta da’ primi concetti:   [60]

però non fui a rimembrar festino;

ma or m’aiuta ciò che tu mi dici,

sì che raffigurar m’è più latino.   [63]

Ma dimmi: voi che siete qui felici,

disiderate voi più alto loco

per più vedere e per più farvi amici?».   [66]

Con quelle altr’ombre pria sorrise un poco;

da indi mi rispuose tanto lieta,

ch’arder parea d’amor nel primo foco:   [69]

«Frate, la nostra volontà quieta

virtù di carità, che fa volerne

sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta.   [72]

Se disiassimo esser più superne,

foran discordi li nostri disiri

dal voler di colui che qui ne cerne;   [75]

che vedrai non capere in questi giri,

s’essere in carità è qui necesse,

e se la sua natura ben rimiri.   [78]

Anzi è formale ad esto beato esse

tenersi dentro a la divina voglia,

per ch’una fansi nostre voglie stesse;   [81]

sì che, come noi sem di soglia in soglia

per questo regno, a tutto il regno piace

com’a lo re che ‘n suo voler ne ‘nvoglia.   [84]

E ‘n la sua volontade è nostra pace:

ell’è quel mare al qual tutto si move

ciò ch’ella cria o che natura face».   [87]

Chiaro mi fu allor come ogne dove

in cielo è paradiso, etsi la grazia

del sommo ben d’un modo non vi piove.   [90]

Ma sì com’elli avvien, s’un cibo sazia

e d’un altro rimane ancor la gola,

che quel si chere e di quel si ringrazia,   [93]

così fec’io con atto e con parola,

per apprender da lei qual fu la tela

onde non trasse infino a co la spuola.   [96]

«Perfetta vita e alto merto inciela

donna più sù», mi disse, «a la cui norma

nel vostro mondo giù si veste e vela,   [99]

perché fino al morir si vegghi e dorma

con quello sposo ch’ogne voto accetta

che caritate a suo piacer conforma.   [102]

Dal mondo, per seguirla, giovinetta

fuggi’mi, e nel suo abito mi chiusi

e promisi la via de la sua setta. 104

Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,

fuor mi rapiron de la dolce chiostra:

Iddio si sa qual poi mia vita fusi.   [108]

E quest’altro splendor che ti si mostra

da la mia destra parte e che s’accende

di tutto il lume de la spera nostra,   [111]

ciò ch’io dico di me, di sé intende;

sorella fu, e così le fu tolta

di capo l’ombra de le sacre bende.   [114]

Ma poi che pur al mondo fu rivolta

contra suo grado e contra buona usanza,

non fu dal vel del cor già mai disciolta.   [117]

Quest’è la luce de la gran Costanza

che del secondo vento di Soave

generò ‘l terzo e l’ultima possanza».   [120]

Così parlommi, e poi cominciò ‘Ave,

Maria’ cantando, e cantando vanio

come per acqua cupa cosa grave.   [123]

La vista mia, che tanto lei seguio

quanto possibil fu, poi che la perse,

volsesi al segno di maggior disio,   [126]

e a Beatrice tutta si converse;

ma quella folgorò nel mio sguardo

sì che da prima il viso non sofferse;   [129]

e ciò mi fece a dimandar più tardo.